Roland de La Poype era un aviatore (eroe di guerra, membro della squadriglia Normandie-Niemen!), ma anche un politico ed un brillante industriale (pioniere, con la sua fabbrica nella produzione di materie plastiche) ma tutto questo passa in secondo piano, perché la cosa più importante è che Monsieur de La Poype aveva una Citroën 2CV!
Ma non una berlina: era una furgonetta, un po’ acciaccata per giunta, se fosse stata una AZU, una AU o una AK non ci è dato di saperlo. Probabilmente una AZU, da quel poco che si intuisce dalle poche immagini giunte sino a noi, ma poco importa: ci basta sapere che quella furgonetta fu la base di tutto.

Roland de La Poype e il libro da lui scritto

Qui nasce la Méhari: dall’idea di Roland de La Poype su cosa fare con quella furgonetta ovvero buttar via la carrozzeria originale della furgonetta e costruirne una, molto diversa… di plastica! E per fare cosa? Per produrre un veicolo nuovo utilizzando tutta la base meccanica della 2CV ma destinato ad un pubblico diverso, che ne avrebbe fatto un veicolo da divertimento, capace di andare (ricordate la TPV?) anche dove la strada non c’è, oppure un veicolo per portare fino a 400kg di cemento in giro per il cantiere, o ancora fieno, conigli, estintori per i Vigili del Fuoco, gendarmi per la Polizia, golfisti in giro per i campi di Deauville… Qualsiasi cosa. La nuova auto doveva trasformarsi da berlina in pickup o cabriolet rapidamente, senza fatica, doveva essere lavabile in giardino, dentro e fuori. L’affidabilità? C’erano il telaio e motore della 2CV, ai quali, nella seconda metà degli anni ‘60, non sarebbe più stato chiesto di portare in giro coppie di contadini, ma comitive di hippies, magari non fino all’India, ma certamente fino alla spiaggia più vicina, trasportando chitarre e cuscini colorati.

Le prime Mehari 

Non si trattava di un’idea del tutto nuova: la prima “jeep” basata sulla 2CV l’aveva fatta alla fine degli anni ‘50 un artigiano in Costa d’Avorio nell’allora capitale Abidjan, utilizzando la lamiera ondulata (come sul Type-H e sulla furgonetta 2CV di Citroën).
Qualcosa di ancora più vicino era nato sempre in Costa d’Avorio nel 1963, dall’idea di due industriali francesi che si erano trasferiti stabilmente in Africa: Letoquin e Lechanteur, che intuirono la possibilità di dotare la 2CV di una carrozzeria aperta, telonabile all’occorrenza, costruita in loco con lamiere piane, tagliate e piegate in linea retta, senza cioè ricorrere allo stampaggio dell’acciaio. La chiamarono “Baby Brousse” e ne furono costruite oltre 30.000 solo ad Abidjan, ma migliaia di altri esemplari furono assemblati in Vietnam, Iran, Cile e Grecia!
Citroën tentò di esportare l’idea in altri Paesi in via di sviluppo, proponendola come FAF (che stava per Facile da Finanziare e Facile da Fabbricare), ma il successo fu decisamente minore rispetto alla Baby Brousse. Tornando al 1966, per realizzare la Grande Idea di de La Poype, servivano altri due tecnici ed il “marchese” li identificò in Jean-Louis Barrault e Jean Darpin, incaricandoli rispettivamente di disegnare la nuova vettura e di industrializzarne la produzione. Barrault si era formato all’inizio degli anni ‘60 nell’agenzia francese del celebre designer Raymond Loewy, diretta da Harold Barnett, specializzandosi in design industriale. Quando nel 1962 Barnett apre una sua propria agenzia, Barrault lo segue, per staccarsi anche da lui l’anno successivo, nel 1963, quando apre la sua agenzia denominata J-L Barrault Esthétique Industrielle, che nel 1973 diverrà la Barrault-SA Création Industrielle. Suo il design di innumerevoli celebri prodotti, come gran parte dei famosi elettrodomestici Moulinex, le bottiglie di plastica dell’acqua minerale Evian, le plance di bordo degli aerei Potez e Dassault, le bilance della Berkel o i fusti dell’olio della Shell France. Jean Darpin, era il direttore tecnico della SEAB e non ebbe un ruolo meno importante di quello di Barrault: fu l’uomo che tradusse in realtà i disegni dello stilista, sovrintendendo alla costruzione dei primi prototipi, operazione che si svolse con una rapidità sorprendente e con risultati eccellenti. Questi i natali, fuori dagli schemi, della piccola Citroën in ABS.

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