Nel 1960 Citroën commissiona alla sua agenzia pubblicitaria, la Delpire publicité una brochure per la versione cabriolet di ID e DS. Siamo nel periodo in cui in Citroën potevi acquistare solo due vetture: la piccola 2CV o l’ammiraglia DS, c’è chi sostiene che alla Casa del Double Chevron in quegli anni si poteva acquistare solo il minimo o il massimo dell’automobile! Per pubblicizzare adeguatamente la versione cabrio di DS si decide di non fare una brochure didascalica ma un vero e proprio portfolio fotografico con stampa di altissima qualità, citazioni ad effetto ed evocative al posto delle (solite) descrizioni delle vetture e si affida a William Klein il compito di scattare le immagini.



Klein non è una scelta casuale, come si definisce lui stesso è un “anti-fotografo” che rompe gli schemi della foto classica tendendo più a creare quadri con le sue opere come ci raccontano su grandi-fotografi.com «Considerato una della figure più anticonformiste della fotografia americana del dopoguerra, si è sempre considerato un outsider. La sua opera opere mina alle basi l’oggettività della fotografia, sovvertendone canoni e sovrastrutture ormai consolidati, senza mai l’obbiettivo di affermare un nuovo gusto o standard. Nel periodo in cui lo sguardo “armonico” di Henry Cartier Bresson dettava legge, Klein si dedicava ad una sperimentazione formale e contenutistica che ribaltava ogni regola di composizione, messa a fuoco e qualsiasi altra tecnica fotografica. “Mi piacciono le foto di Cartier-Bresson, ma non mi piace il suo insieme di regole. Così le ho invertite. Penso che la sua visione della fotografia, che deve essere obiettiva, sia una sciocchezza.”


Curiosamente, Klein scattò molte delle sue foto proprio con una macchina fotografica comprata proprio da Cartier Bresson, mostrando quanto in fotografia autori differenti possano dare risultati completamente diversi utilizzando lo stesso mezzo.
Le sue immagini non sono quasi mai pulite ed ordinate, ma fuori fuoco, mal composte, tagliate…Eppure dotate di una carica e di una vitalita’ che sconvolse un’intera generazione di fotografi. Qualsiasi cosa fosse considerata “errore” dal mainstream fotografico del tempo, lui riusci’ a trasformarlo in nuovo metodo espressivo. “Per me, fare una fotografia era fare un anti-fotografia.”»
Dalla visione di un artista così poliedrico (è stato anche regista, direttore teatrale al Piccolo di Milano, fotografo e designer) nasce un’opera che non può essere considerata un mero depliant tanto che, oltre alle citazioni di grandi autori e filosofi, come dicevamo, non c’è spazio nemmeno per una nota didascalica, il “dato tecnico” che chiude le 14 pagine dell’opera è semplicemente un’affermazione capitale, su fondo bianco, a tutta pagina: “la Décapotable existe en version ID e DS”. Sublime.
Se riuscite a trovare questa brochure, acquistatela, qualunque sia il prezzo.
@2026 – Club DS Automobiles
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