Dopo il trionfo di Jules Goux nel 1913, Peugeot scrisse un’altra pagina memorabile della storia dell’automobilismo conquistando, il 30 maggio 1916, la sua seconda vittoria alla 500 Miglia di Indianapolis. Quella fu un’edizione del tutto particolare. A causa della Prima guerra mondiale, la classica americana venne eccezionalmente ridotta da 500 a 300 miglia, pur rimanendo ufficialmente inserita nell’albo d’oro della manifestazione. Una sfida diversa dal solito, ma non meno prestigiosa, che vide ancora una volta il Leone imporsi grazie alla superiorità della propria tecnologia. Al volante della Peugeot c’era Dario Resta, pilota nato in Italia e cresciuto in Inghilterra, già protagonista delle competizioni americane. Scattato dalla quarta posizione, Resta prese il comando nelle prime fasi di gara e dominò la corsa, restando al comando per 103 dei 120 giri previsti e tagliando il traguardo con una velocità media di 84,001 mph, pari a circa 135 km/h. A rendere ancora più significativo il risultato fu il terzo posto conquistato da Ralph Mulford con un’altra Peugeot, completando così una brillante doppia presenza sul podio e confermando il ruolo di riferimento della Casa francese nelle competizioni internazionali.

Dario Resta al volante della Peugeot L45 numero 17, protagonista della vittoria alla Indianapolis del 1916.

Il successo del 1916 fu il frutto dell’evoluzione della straordinaria vettura da Gran Premio progettata da Ernest Henry, equipaggiata con l’innovativo quattro cilindri bialbero a 16 valvole. Un motore rivoluzionario che aveva già dimostrato il proprio valore in Europa e che contribuì a influenzare profondamente la progettazione dei propulsori da competizione per molti anni. La vittoria di Dario Resta consolidò il prestigio internazionale di Peugeot e confermò come la Casa del Leone fosse tra i marchi tecnologicamente più avanzati del suo tempo. Un dominio destinato a proseguire anche dopo la guerra, quando nel 1919 Peugeot conquistò la sua terza e ultima affermazione a Indianapolis con Howdy Wilcox, chiudendo un ciclo irripetibile nella storia del motorsport.

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