Tempo fa, un amico ci ha raccontato come il comunicato stampa francese che informava del lancio della Citroën LN, si chiudesse con le incredibili parole “questo è il primo esempio concreto della collaborazione tra Citroën e Peugeot. E sarà anche l’ultimo”, serenamente attribuibili a Jacques Wolgensinger. Così, ovviamente, non fu. Dopo la LN fu il turno della Citroën VISA, concepita ben prima degli accordi con Peugeot, quando il partner strategico di Citroën era [addirittura] l’italica FIAT, tramite la società congiunta PARDEVI. In pratica, la VISA doveva nascere su un pianale comune a quello dell’italiana 127, pur sfruttando gli organi meccanici Citroën, inclusa un’edizione aggiornata e potenziata del celebre motore bicilindrico nato con la 2CV. L’unione con FIAT non andò avanti per molto (eccetto che per i veicoli commerciali, tutt’ora prodotti in sinergia) ed il progetto “Y” (sigla arrivata nel 1973) fu trasferito senza grosse modifiche sul pianale della Peugeot 104: la stessa da cui derivava la LN. Disegnata da Robert Opron (lo stesso di SM, GS e CX, per dirne tre) VISA fu presentata al pubblico nel 1978, rimpiazzando l’ormai vetusta AMI8 (che era a sua volta un restyling “oproniano” dell’AMI6 di Flaminio Bertoni, risalente al 1961).

Lo sforzo di comunicazione a livello europeo fu massiccio: il nome VISA in molte lingue è sinonimo di lasciapassare, un nome adatto ad una vettura che voleva essere globale. Molto più classica dell’AMI8 (purtroppo o per fortuna, somigliava alle coeve vetture della concorrenza), la VISA arrivò sul mercato in tre versioni: Spécial (la base), Club e Super. Le prime due con un inedito motore boxer bicilindrico di 652cc raffreddato ad aria con accensione elettronica, la terza con il 1124cc a quattro cilindri e raffreddamento ad acqua prodotto da Peuegot. Complici certe soluzioni stilistiche un po’ azzardate, mutuate “senza filtro” dagli esercizi di stile dei primi anni ’70, al momento del lancio VISA non conobbe un successo di pubblico significativo, nonostante indiscutibili qualità di comfort, abitabilità e tenuta di strada.

In Francia, lo slogan di lancio era “ça c’est une auto”, come dire “questa è un’automobile”, quasi a sottolineare che l’AMI8 era una cosa diversa. In Italia la B-Communications fece l’esatto contrario, con “invece dell’auto”, come dire che VISA è l’alternativa ad ogni altra automobile. L’agenzia italiana, sotto la direzione artistica di Titti Fabiani, fece affiggere grandi cartelloni con un disegno del volante e del cruscotto con il celebre “satellite” (che raggruppava i comandi ponendoli a portata delle dita del conducente, frutto del lavoro di Michel Harmand) e richiamandosi anche all’elettronica che gestiva l’accensione, tutto questo su uno sfondo “spaziale”, presentando la VISA quasi come un’astronave. Le vendite decollarono, però, solo all’inizio del 1980, quando un leggero restyling cambiò i connotati alla vettura, modernizzandola decisamente. Ma questa è un’altra storia.
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