Il 19 aprile 1966, dopo quasi una settimana di gara e migliaia di chilometri percorsi tra Kenya, Uganda e Tanzania, una Peugeot 404 tagliava il traguardo dell’East African Safari Rally al primo posto. Non era una vittoria annunciata, né particolarmente appariscente: al Safari, allora, nulla lo era. Era semplicemente una vittoria conquistata restando in strada quando molti altri non ci erano riusciti. Il Safari degli anni Sessanta non assomigliava a nessun altro rally. Si correva giorno e notte, spesso senza assistenza, su piste che potevano trasformarsi in fango profondo nel giro di poche ore. Piogge torrenziali, animali selvatici, guadi improvvisati e navigazione approssimativa facevano parte della gara quanto il cronometro. Nel 1966, come spesso accadeva, più della metà delle vetture iscritte fu costretta al ritiro.

Al volante della 404 vincitrice c’erano Joginder Singh e il copilota Jaswant Singh, protagonisti abituali del Safari. Joginder, soprannominato “The Flying Sikh”, conosceva quelle strade meglio di chiunque altro e aveva imparato che al Safari non si vince attaccando, ma dosando ritmo e meccanica. Durante la gara, l’equipaggio evitò i rischi inutili, rallentando nei tratti più compromessi e fermandosi più volte per controllare l’auto, una scelta che si sarebbe rivelata decisiva. Un aneddoto raccontato dagli stessi protagonisti riguarda una lunga sezione notturna sotto la pioggia, con piste ormai irriconoscibili. Molti equipaggi persero la strada o rimasero bloccati nel fango. La 404 procedeva lentamente, spesso in seconda marcia, seguendo riferimenti improvvisati e affidandosi all’esperienza più che alla velocità. Quando l’alba arrivò, molte delle vetture considerate favorite erano ormai fuori gara.

La Peugeot 404 non era una specialista da competizione nel senso moderno del termine. Era una berlina solida, largamente diffusa anche in Africa, dove veniva apprezzata per la sua capacità di affrontare condizioni difficili con pochi interventi. Al Safari del 1966, questa caratteristica fece la differenza: la vettura arrivò al traguardo segnata, coperta di fango e polvere, ma ancora integra. Quella vittoria si inserì in una stagione particolarmente favorevole per Peugeot nei rally africani e contribuì a rafforzare il legame tra il marchio e una gara che, più di ogni altra, metteva alla prova uomini e macchine. Non fu una vittoria spettacolare, né facile da raccontare con numeri o immagini patinate. Fu una vittoria costruita chilometro dopo chilometro, resistendo.

A sessant’anni di distanza, il Safari del 1966 resta un esempio di cosa significasse correre i rally in quell’epoca: avventura, improvvisazione, fatica e una profonda conoscenza del territorio. E la Peugeot 404 che arrivò per prima a Nairobi ne è ancora una delle immagini più autentiche.

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