Il rapporto tra Peugeot e l’Italia è di lunga data, basta dire che la prima auto a circolare in Italia fu una Peugeot Tipo 3, arrivata il 2 gennaio 1893. Negli anni prima della grande guerra fu l’importatore Picena di Torino a importarle, pensate di Bébé ne importò ben 108 sulle 3.095 prodotte. Poi, nel dopoguerra, furono le fabbriche nazionali a soddisfare la necessità di mobilità individuale in Italia. A seguito dei sistemi protezionistici ancora in vigore tra i Paesi europei a metà degli anni 20 era più conveniente fiscalmente importare componenti staccati di vetture e assemblarle sul posto. Già il 5 novembre 1924 Peugeot aveva costituito a Milano una società: la “Società Anonima Commerciale Peugeot Italiana” in partecipazione con l’Isotta Fraschini per l’assemblaggio italiano delle 5CV che già subito nel 1925 si aggiudicarono la loro classe alla Coppa delle Alpi e le 24 ore d’Italia a Monza. Poi l’Isotta si rivolse alla Ford che spingeva per entrare nel mercato italiano e il rapporto si arenò, ma non la volontà di Peugeot di costruire in Italia. Infatti esattamente 90 anni fa, il 1 febbraio 1926 venne costituita la “S.A. Italiana dei Cicli e Automobili Peugeot”.

Un vecchio depliant che riporta l’indirizzo della prima sede italiana a Milano, in Viale Umbria 32
Presidente fu nominato Robert Peugeot, Consigliere Lucien Rosengart, il finanziere che credeva nell’espansione all’estero. La sede venne stabilita in Viale Umbria, 32 a Milano; oggi l’edifico riconvertito esiste ancora. Già a marzo il Direttore Generale Charles Gougné viene sostituito da Jean Eugène Lavergne e a partire dal 20 aprile, fino ad agosto 1926, vennero spedite circa 250 vetture da assemblare con pneumatici Pirelli, impianto elettrico e strumentazione Magneti Marelli, orologio Boselli e finiture più curate spesso con cruscotto in legno. Oggi di queste vetture ne risultano esistenti meno di dieci. Alla prima Mille Miglia del 1927 una squadre di 3 vetturette si aggiudicò la classe, ribadendo così l’affidabilità delle piccole 5 CV francesi. Quando il Regime in piena autarchia alzò le tasse di vendita per vetture straniere al 130% del prezzo di listino Peugeot capì che l’esperienza italiana doveva terminare e, dopo aver presenziato all’ultimo salone di Roma del 1929, all’inizio del 1930 dovette chiudere definitivamente lo stabilimento di Milano.

Una curiosa immagine risalente all’edizione del 1925 della Fiera di Milano
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